Contursi terme


Vai ai contenuti

Il Sele

Il Sele e la sua Valle

IL SELE

Documento in PDF



Il fiume nasce dal Monte Paflagone, contrafforte dei Monte Cervialto, e dopo 64 km sfocia nel golfo di Salerno, presso Paestum.

Il Sele riveste una grandissima importanza non solo per iI suo bacino idrografico ma anche per aree estese delle Puglie e della costiera, grazie a due grandi acquedotti che captano le sorgenti di Caposele e di Senerchia.

Attraversando territorio termale di Contursi Terme, le sue acque acquistano caratteristiche straordinarie per cui è stato celebrato sin dai tempi di Aristotele. Il geografo Strabone e il grande poeta Virgilio lo hanno citato nelle loro opere.
Ancor oggi. il Sele resta uno dei fiumi più sani e più belli d’Italia.

Le sorgenti principali del Sele si trovano alla quota di 420 m s.l.m. alimentando, attraverso un bottino di presa, il canale dell’Acquedotto Pugliese che fornisce acqua per uso potabile ad un comprensorio di 260 comuni tra il versante Est dell’Appennino campano-lucano e il mare Adriatico

L’alto corso del Sele ha un aspetto prevalentemente torrentizio e scorre in gole ampie, la cui copertura vegetale è costituita essenzialmente da querceti a dominanza di lecci e rovella. La costanza di portata delle scaturigini, sepridotta dai prelievi per uso potabile, garantisce una notevole omogeneità biotica ed ecologica.

Il fiume, alla base delle gole, riceve il contributo del fiume Temete e si apre la strada in una valle più ampia anticipando il profilo di equilibrio del tratto di pianura.
Nel tratto tra la confluenza del Temete e quella del Tanagro, esso scorre tra le prime avvisaglie di bosco igrofilo e foreste ripariali a dominanza di salice bianco, pioppo bianco e ontano nero.

Il fiume Tanagro contribuisce alla portata del restante corso del fiume in rapporto di 10 a 1; è qui che inizia il tratto in invecchiamento (sedimentazione), tra le colline di Campagna e Serre, dominate dalla macchia mediterranea mista. Poco prima di entrare nella Piana del , il fiume colma il bacino di Persano, dove le mutate condizioni idrologiche hanno determinato un’evoluzione “sui generis” con distese di canneto, bosco igrofilo e foresta ripariale.
Attraverso il bosco di Persano (residuo di foresta planiziale) e i coltivi della piana, esso sfocia ad estuario nel Tirreno a sud di Salerno.

Tra Ponte Oliveto e la confluenza con il Tanagro, il attraversa una valle stretta, compresa tra pareti rocciose caratterizzate da un gran numero di polle le cui acque hanno caratteristiche fisiche e chimiche particolari. Si tratta della zona termale di Contursi, le cui sorgenti producono acque sulfuree ed oligominerali.
L’odore caratteristico delle esalazioni sulfuree colpisce immediatamente l’olfatto di chi attraversa questo tratto della valle del , proprio sotto l’abitato di Contursi. In passato queste acque non erano probabilmente apprezzate per il loro reale valore terapeutico. Solo nel Medio Evo si ritrovano alcuni cenni sui cosiddetti “bagni di Contursi”, subito smarriti dalla letteratura successiva.

In tempi recenti sono sorte, intorno alle sorgenti termo-minerali, alcune stazioni termali che, se sviluppate in armonia con i moderni concetti di termalismo, avrebbero potuto dare un nuovo e più vigoroso contributo all’economia turistica della zona.
Per tornare al fenomeno idrologico, distinguiamo le acque in tre principali categorie:

  • le acque sulfuree;
  • le acque carbonico-sulfuree;
  • le acque salso-bromo-iodiche.


A questi tre tipi di acque, l’idrologia medica attribuisce proprietà terapeutiche che vanno dalla cura della calcolosi a quella delle malattie della cute.
Dal punto di vista fenomenologico le acque sulfuree danno luogo, in prossimità di Ponte Oliveto, ad un vero e proprio “soffione”, assimilabile alla tipologia vulcanica della zona puteolana.
Nell’area più specificamente termale di Contursi affiorano le formazioni appresso indicate, distinte per età (come da carta geologica fig. 1):
1) Giurassico: dolomie, calcari dolomitici, di colore dal biancastro al grigio;
2) Cretacico: calcareniti e calciruditi, dolomie e calcari dolomitici, di colore
dal biancastro al grigio;
3) Oligo miocene: scisti argilloso-marnosi varicolori, complesso
calcareo-marmoso-arenaceo;
4) Pleistocene-olocene: travertini spugnosi giallastri, derivati
da concrezioni e depositi calcarei;
5) Olocene: detrito di falda, materiali cluviali ed aliuvionali recanti terrazzate.

Le formazioni sopra elencate sono presenti con affioramenti così distribuiti:
1) Giurassico
Si incontrano due affioramenti principali, uno a sinistra Sele e l’altro a destra Sele, collegati in profondità sia fra loro sia con le altre emergenze del comprensorio. Ai piedi dell’affioramento in sinistra Sele, costituente il monte Pruno, è presente un altro affioramento isolato piuttosto limitato e circoscritto nel cui margine nord-ovest sono ubicate le sorgenti Cappetta. Mancano ovunque stratificazioni nette.
2)Cretacico
Affioramento che da Oliveto Citra va fln quasi a destra Sele, e a sud è in contatto con l’affioramento giurassico sopra indicato.
3) Oligo miocene
È il più esteso, e si presenta con alternanze di strati e livelli con spessori variabili da pochi decimetri a circa un metro, con giacitura generalmente caotica.
4) Pleistocene-olocene
Un esteso deposito di travertino è presente sia a sinistra che
a destra del Sele, in strati generalmente dello spessore di pochi decimetri, sub-orizzontali, intervallati da straterelli di argille e limi grigio-scuri.
5) Olocene
Alluvioni recenti del fiume Sele, in genere terrazzate, disposte lungo l’attuale corso del fiume, e/o detriti di falda e materiali eluviali, disposti al piede del versante.
L’assetto tettonico della zona è intensamente tormentato, con strutture a blocchi, con un sistema di foglie con direzione nord-sud associato con un ulteriore sistema pressochè ortogonale al primo.
I contatti fra i terreni dolomitici giurassici, i terreni cretacici calcarei e quelli del complesso flyschoide oligo-miocenico, sono tutti di origine tettonica, mentre sono di tipo stratigrafico i contatti fra i terreni più recenti e gli altri.
L’idrologia superficiale della zona (vedi cartografia) è definita essenzialmente dalla presenza del fiume Scie, con tutta una serie di impluvi e canaloni, provenienti sia dalla destra che dalla sinistra orografica del fiume, che convogliano nel fondovalle le acque di ruscellamento superficiale.
Molto ricca è la circolazione idrica sotterranea, con la presenza di numerose sorgenti di acqua dolce fredda e di un nutrito gruppo di sorgenti con acque mineralizzate calde.
Le sorgenti termominerali sono raggruppate principalmente nel tratto vallivo da Ponte Oliveto verso Sud, fino alle placche di travertino (5.5. n. 91 c fontana del Prete).
Studi strutturali ed idrogeochimici hanno definito sia i bacini di alimentazione delle sorgenti, sia gli schemi di circolazione delle acque. Il gruppo di sorgenti termominerali, con temperatura all’emergenza variabili da 20° C a 40° C, ha il suo bacino di alimentazione nel Massiccio del monte Polveracchio, a nord-ovest dell’area di Contursi Bagni.
Dal monte Polveracchio partono due circuiti paralleli, uno più profondo, dal quale vengono alimentate le sorgenti termali, e uno più superficiale, che alimenta le sorgenti fredde.
Le acque termali, in base al geotermometro della Silice, raggiungono una temperatura massima di 90° C, ad una profondità di circa 3.000 metri. Nella risalita le acque subiscono un naturale raffreddamento, presentando all’euna temperatura di ca. 40° C.
In alcuni recapiti finali, le acque calde in risalita subiscono un parziale mescolamento con acque più superficiali fredde, provenienti per esempio dalle falde del monte Pruno o di altri rilievi. Così per esempio nelle terme Cappetta alla sorgente è registrata una temperatura di 32° C ca., con lievi oscillazioni.
Il bacino imbrifero del fiume Sele, inteso in senso globale dal punto di vista idrogeologico, occupa una vasta porzione di territorio dell’ltalia Meridionale a cavallo di due regioni, Campania e Basilicata. Esso può essere suddiviso in quattro sottobacini che, da monte verso valle e da est verso ovest, risultano rispettivamente:
sottobacino del Platano-Melandro in regione Basilicata;
sottobacino del Tanagro;
sottobacino del ;
sottobacino del Calore Salernitano;
questi ultimi tre in regione Campania.
Tutto il bacino imbrifero occupa una superficie complessiva di 3.236 Kmq di cui 1.863 Kmq sono relativi all’affluente Tanagro (sottobacini di Melando-Platano e Tanagro) e 780 Kmq al Calore Salernitano.




Fonte: F. De Simone (a cura di), Il termalismo nella Valle del Sele, Unioncamere Campania, Napoli, 2000


Home Page | Contursi Terme | Economia e società | Le Terme | Eventi | Su Contursi | V tappa Giro d'Italia 2008 | Il Sele e la sua Valle | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu